Se J. Edgard ci mostrava la storia intima di un'uomo di potere, qui invece si indaga sui vertici dei servizi segreti britannici in piena guerra fredda.
Pare che una talpa già da tempo stia passando ai russi informazioni vitali. Per scoprirla è chiamato un ex-agente, un granitico Gary Holdman.
Inizia così una storia costruita su tutti i toni del grigio, che ci mostra uomini che un tempo sono stati uniti da ideali, ma ormai consumati da una vita di menzogne e intrighi. Uomini che un tempo erano più che amici pronti a diffidare l'uno dell'altro, pronti a tradirsi, a giocare con le vite dei loro sottoposti e forse, di nazioni intere. Uomini che usano gli affetti come armi e che negano e tradiscono i loro sentimenti e che, infine, allevano una nuova generazione di agenti che diventerà esattamente come loro, aridi disadattati, adatti solo allo spionaggio.
Via via che l'indagine prosegue si dipingono i contorni dei personaggi, aumentano i chiaroscuri, intuiamo passioni e drammi sotterranei.
Lo spionaggio non è mai stato tanto squallido, lontano anni luce dalle atmosfere patinate alla James Bond. Qui sono messe a nudo anime desolate e sole che giganteggiano, nella loro disperazione, sopra ogni intrigo.
La talpa è un film complesso, non sempre lineare e facilissimo da seguire, specie nella prima parte, ma, oltre che un thriller ben costruito, è un grandioso affresco di anime.
Un ottimo inizio per l'annata cinematografica.
Voto: 8 e mezzo

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