mercoledì 25 gennaio 2012

Sfigati...

Un esponente del governo è balzato agli onori delle cronache per avere definito "sfigati" quelli che ha 28 anni non sono ancora laureati.
Si è subito scatenata la polemica.
Peccato che abbia ragione.
Senza entrare nel merito della polemica politica e linguistica (sfigati forse è un termine un po' eccessivo), vi sembra normale un paese dove l'età media dei laureati con laurea triennale (che si dovrebbe conseguire a 21 o 22 anni) è 26 anni?
Lasciamo fuori chi studia e lavora chi ha deciso di tornare tardivamente sui banchi di scuola, è evidente che c'è comunque un problema, riassumibile come "la teoria del c'è sempre tempo".
Scuole medie. Martedì finisce il quadrimestre. Orde di ragazzini si rendono conto che il loro rendimento è inferiore alle aspettative, magari avranno l'insufficienza in pagella. Prof, posso farmi interrogare martedì? Chiedono. Non importa se dopo 8, 10 valutazioni hanno un voto bassissimo, nella loro mente basterà un'interrogazione brillate all'ultimo momento per recuperare. Perché per impegnarsi c'è sempre tempo. Al punto da prendere in giro in compagno che gioca d'anticipo. Ma cosa studi a fare? Tanto poi ci farà l'interrogazione di recupero. C'è sempre tempo.
Poi, arrivati all'università, dove non c'è più il professore di turno ad alitare loro sul collo, il "c'è sempre tempo" rischia di diventare una trappola mortale. C'è sempre il prossimo appello. E di appello in appello passano gli anni.
Mentre faccio le medie del quadrimestre con un gran mal di testa da arrabbiatura scolastica e penso a quanti vorranno ancora farsi interrogare da qui a martedì, mi chiedo però se la colpa non sia anche nostra.
Alle elementari, alle medie e alle superiori noi prof continuiamo ad offrire ai ragazzi opportunità su opportunità. Su, fatti interrogare. La verifica è andata male, ne faremo un'altra. Alleviamo così ragazzi che hanno appreso per esperienza che, effettivamente, c'è sempre tempo più avanti per impegnarsi. Un sei recuperato all'ultimo minuto utile, in effetti, vale in pagella quanto un sei conquistato con la costanza. E così facendo non li prepariamo al mondo universitario, dove tanti si arenano come delfini spiaggiati, sperando che ci sia sempre altro tempo, un'ultima onda che li riporti verso il mare.

3 commenti:

nicolap ha detto...

Non esageriamo...
23-24, non 21-22, a meno di scegliere lauree brevi.
Il problema è che se studi e basta, per 4-5 anni, senza perdere tempo a confrontarti con i tuoi pari, esci allora sì veramente sfigato, tipo quel subsegretario. Chiaro che un minimo devi potertelo permettere, magari con qualche lavoro che ti fa perdere un'altro anno...

Mr. Mist ha detto...

Secondo me Tenar hai proprio ragione.
Si può sindacare sul numero di anni minimo necessari per poter finire l'Università dovendosi mantenere con un lavoro part-time (ma coi costi di oggi servirebbe un full-time) e non potendo frequentare e studiare liberamente, però il fatto è che spesso negli atenei ci sono studenti che sono "parcheggiati" da anni a fare tutto tranne che studiare. Il termine sfigati forse non è corretto, avesse detto parassiti, che io trovo molto più calzante in molti (non tutti per fortuna) casi, chissà che vespaio! La triste verità è che una generazione che ha la possibilità di studiare e raggiungere un alto livello culturale, non riesca, per mille cause differenti, a realizzarsi e sia costretta a una vita da precario o peggio a dover campare sulle spalle dei propri genitori che magari sono riusciti a costruirsi una vita ed una posizione soltanto con il diploma di scuola media inferiore!

Tenar ha detto...

con 21-22 anni mi riferisco proprio alla laurea triennale che oggi (dati alla mano), viene raggiunta in media a 26 anni... A me sembrano un po' troppo.
E' chiaro che se si lavora o si ha un qualsiasi tipo di problema, questo discorso non deve essere applicato, ma sta di fatto che molti studenti "di professione" ci mettono tantissimo a laurearsi. A me questo sembra folle anche solo per una questione di rispetto nei confronti della famiglia che ti sta mantenendo, oltre che per le opportunità che si perdono, sopratutto nel confronto con i coetanei di altri paesi.
Il problema però nasce anche da un sistema-scuola che premia la teoria del "c'è sempre tempo" creando, di fatto, studenti non in grado gestirsi il carico di lavoro e organizzare i proprio tempo.