Il circuito di corse amatoriali della zona è vario e ben organizzato. Tutte i percorsi, chi più e chi meno, prevedono però aspere salite sterrate a altrettanto aspre discese sterrate. Non è per cattiveria, è ben radicata, qui, la tradizione della corsa in montagna, per cui la maggior parte dei partecipanti mugula di gioia al solo pensiero di inerpicarsi su salite che una persona normale affronterebbe con corda e picozza e poi scendere per greti secchi di torrenti, saltellando tra sasso e sasso. Va da sè che io, più portata per asfalto e pista, sia un po' svantaggiata. Un po'. Cavolo, sono 14 anni che faccio queste corse, chiunque, dico, chiunque, in 14 anni imparerebbe, almeno un po', a gestirsi su una discesa. Io no. Annaspo, mi fermo, valuto, provo a mettere un piede lì, l'altro là, mentre vecchini e ragazzini mi superano a destra e a sinistra, alcuni mi saltano direttamente sopra, solo perchè sanno per istinto dove appoggiare i piedi. Poi hai voglia a tentare i recuperi folli una volta arrivati in piano, su 100 che ti hanno superato in discesa, ne ripigli 30 se va bene.
Perchè non riesco a imparare a far le discese?
martedì 24 novembre 2009
sabato 21 novembre 2009
Visioni - Tutta colpa di Giuda
Tutta colpa di Giuda è senza dubbio un film da riscoprire e noleggiare.
Fatto con due soldi, un volontario eccellente (la Littizzetto, che però appare poco), i detenuti e le guardie di un carcere torinese, gioca la carta dell'ironia evitando con cura tutti i rischi in agguato in un progetto del genere.
Una regista sperimentale non credente, in crisi con il suo compagno, è ingaggiata per organizzare una recita teatrale nel carcere. Tra un prete che vuole a tutti costi metter ein scena la Passione e un direttore disilluso, la giovane si trova ad affrontare uno scoglio inatteso: nessuno vuole interpretare il traditore Giuda.
Il pregio più grande di questo film è senza dubbio il limitarsi ad essere ciò che dichiara di voler essere: una commedia con musica. Non cede alla tentazione di infarcire di disgrazie la sceneggiatura (eppure, non c'è una bella storia senza un morto, si lamenta un detenuto), nè cade nel buonismo facile che vuole l'arte un veicolo di libertà e salvezza, abbracciando piuttosto la sguardo più realista del direttore.
Il tutto è messo in scena con un'inaspettata eleganza. Le inquadrature sbilenche sanno trarre bellezza anche da un luogo, il carcere, che di bellezza ne ha proprio poca. Inaspettati momenti onirici, inserti a cartone animato, impreziosiscono una produzione che, comunque, riesce a non prendersi mai troppo sul serio.
Voto: 8
Fatto con due soldi, un volontario eccellente (la Littizzetto, che però appare poco), i detenuti e le guardie di un carcere torinese, gioca la carta dell'ironia evitando con cura tutti i rischi in agguato in un progetto del genere.
Una regista sperimentale non credente, in crisi con il suo compagno, è ingaggiata per organizzare una recita teatrale nel carcere. Tra un prete che vuole a tutti costi metter ein scena la Passione e un direttore disilluso, la giovane si trova ad affrontare uno scoglio inatteso: nessuno vuole interpretare il traditore Giuda.
Il pregio più grande di questo film è senza dubbio il limitarsi ad essere ciò che dichiara di voler essere: una commedia con musica. Non cede alla tentazione di infarcire di disgrazie la sceneggiatura (eppure, non c'è una bella storia senza un morto, si lamenta un detenuto), nè cade nel buonismo facile che vuole l'arte un veicolo di libertà e salvezza, abbracciando piuttosto la sguardo più realista del direttore.
Il tutto è messo in scena con un'inaspettata eleganza. Le inquadrature sbilenche sanno trarre bellezza anche da un luogo, il carcere, che di bellezza ne ha proprio poca. Inaspettati momenti onirici, inserti a cartone animato, impreziosiscono una produzione che, comunque, riesce a non prendersi mai troppo sul serio.
Voto: 8
venerdì 20 novembre 2009
Il mal sem d'Adamo
Il ragazzino a cui faccio ripetizioni ha 12 anni e si sta inoltrando, suo malgrado, nella selva oscura, ovvero nella Divina Commedia.
Eccomi dunque a spiegargli il passo di Caronte, il fanciullo era anche stato assente, dunque parto con lo spiegone completo.
Il mal sem d'Adamo.
E' una metafora, spiego. Letterarlmente significa "il malvagio seme di Adamo", cioè "I figli malvagi di Adamo". Siccome Adamo è il primo uomo è un po' il papà di tutti gli essi umani, di conseguenza l'espressione significa "gli uomini malvagi".
Il ragazzo mi guarda e poi dice:
- Ma i figli li fa solo la donna! E' lei che partorisce.
Panico. Che fare?
- Ma anche tu hai un papà e una mamma.
- Si, ma molti miei compagni hanno solo la mamma, perchè è divorziata...
No, lo so che ve lo state domandando, ma non mi sono lanciata in nessuna spiegazione. Ma le api e i fiori, il semino del papà e quelle cose lì non si raccontano più?
Evvia i cavoli e le cicogne.
Eccomi dunque a spiegargli il passo di Caronte, il fanciullo era anche stato assente, dunque parto con lo spiegone completo.
Il mal sem d'Adamo.
E' una metafora, spiego. Letterarlmente significa "il malvagio seme di Adamo", cioè "I figli malvagi di Adamo". Siccome Adamo è il primo uomo è un po' il papà di tutti gli essi umani, di conseguenza l'espressione significa "gli uomini malvagi".
Il ragazzo mi guarda e poi dice:
- Ma i figli li fa solo la donna! E' lei che partorisce.
Panico. Che fare?
- Ma anche tu hai un papà e una mamma.
- Si, ma molti miei compagni hanno solo la mamma, perchè è divorziata...
No, lo so che ve lo state domandando, ma non mi sono lanciata in nessuna spiegazione. Ma le api e i fiori, il semino del papà e quelle cose lì non si raccontano più?
Evvia i cavoli e le cicogne.
giovedì 19 novembre 2009
Tra Scilla e Cariddi
Beccheggio, navigando a vista nel mare in tempesta dei lavori fattibili, probabili, futuri, presa in mezzo tra lavori che amo fare, ma per i quali non sono pagata e lavori per i quali non posso essere pagata, priva come sono di una partita i.v.a. che , come una rete, mi permetta di raccogliere lavoretti sfuggenti come sardine.
Divento mercenaria in loschi giri di ripetizioni, districandomi tra genitori protettivi come orsi, ragazzini allegri e concentrati come folletti o refoli di vento. Io cerco di ancorar nozioni vagabonde alle loro menti, ma è impresa vana, come tentar di mettere guinzagli alle farfalle.
E poi gioco, tra le pagine e parole, cercando di concretizzare la passione in un mestire. Ma la passione, si sa, cola e fugge, si ingrossa e morde e il lavoro, al giorno d'oggi è timido unicorno da cercasi in mezzo a foreste scure.
Divento mercenaria in loschi giri di ripetizioni, districandomi tra genitori protettivi come orsi, ragazzini allegri e concentrati come folletti o refoli di vento. Io cerco di ancorar nozioni vagabonde alle loro menti, ma è impresa vana, come tentar di mettere guinzagli alle farfalle.
E poi gioco, tra le pagine e parole, cercando di concretizzare la passione in un mestire. Ma la passione, si sa, cola e fugge, si ingrossa e morde e il lavoro, al giorno d'oggi è timido unicorno da cercasi in mezzo a foreste scure.
mercoledì 18 novembre 2009
Le Cronache di Zahir - l'alba della ribellione
oroscopo del giorno: è importante chiedersi in che modo l'unione faccia la forza.
Dopo aver rattoppato al meglio le nostre ferite e quelle dei wookie salvati, torniamo al punto di ritrovo con la nave ribelle. Che non c'è. Al suo posto troviamo un caccia amico, dove un pisquello pieno di buona volontà, ma privo di qualsiasi buon senso, ci da subito le coordinate giuste per ritrovare la nave-base. Le avrebbe date, probabilmente, con lo stesso entusiasmo a chiunque si fosse presentato lì, ribelle o imperiale che fosse.
Per fortuna le coordinate sono giuste e ci riuniamo alla neonata forza di opposizione all'impero. E' ancora un'accozzaglia di sbandati e sognatori che giocano a far la guerra, ma per lo meno inizia a formarsi un minimo di organizzazione. Forse, pian piano, impareranno la prudenza.
Juk, all'arrivo, sta subito male. Dice che è qualcosa che ha mangiato, ma basta annusarlo per capire ch eè qualcosa che ha bevuto. Cosa? Sulla nave, negli ultimi giorni, erano finiti gli alcolici. La mia indagine è breve. Keki ha diluito il liquido refrigerante in una soluzione non letale, il suo scopo era far star male abbastanza Juk da spingerlo verso la disintossicazione. Potrebbe anche funzionare, se si tralascia il fatto che a Juk l'intruglio è piaciuto proprio...
I primi giorni passano piacevoli. Nik addestra i nuovi ribelli, Keki inizia a lavorare alla nave, io raccolgo qua e là storie sulla Forza. Alla fine trovo il coraggio di parlare anche con Nik, lui mi racconta dei Sith, una tradizione della Forza a me ignota, ma quando gli chiedo dove ha ottenuto queste informazioni, lui ribatte che non può dirmelo. Ci rimango male. So da sempre che Nik ha dei segreti, ma speravo che fossimo arrivati ad un punto tale che essi potessero essere svelati. Evidentemente non è così.
Inizio a sentirmi irrequieta, le carte parlano di un viaggio imminente e infatti ci viene prospettata una missione: andare a cercare pezzi di ricambio in una base separatista abbandonata. Fiuto da lontano il pericolo, eppure non vedo l'ora di partire, ma...
Juk Juk dichiara fermamente di voler utilizzare la nave che abbiamo catturato, da lui ribattezzata Ama Naboo, mentre Keki è altrettanto fermamente intenzionato ad usare la Tempesta di Ruggine. Siamo in 4, le due navi presuppongono un equipaggio minimo rispettivamente di 6 e 4 membri. Eppure sono io ad essere tacitata come un'insicura che vede guai ovunque, pavida.
Forse è vero. Dall'ultima avventura qualcosa in me è cambiato. Siamo arrivati vicinissimi al disastro. Per riportare indietro tutti vivi ho superato un confine che mi ha portato in un terreno che non mi piace: ho usato la forza per far del male. A quali altri compromessi con la mia coscienza dovrò arrivare se ci cacciamo di nuovo nei guai? E poi la prima volta, il solo fatto di esserci divisi e essere su due piani diversi ha quasi causato la morte di Nik. Se una nave si trovasse in difficoltà, con un equipaggio così ridotto, l'altra arriverebbe in tempo per soccorrerla?
Keki e Juk parlano di fare a gara a trovare per primi la base abbandonata. Non capiscono che il tipo in rosso che abbiamo fatto schiantare al suolo era un pezzo grosso? Ora non abbiamo "l'impero" a cercarci, abbiamo probabilmente contro la parte dell'impero che sa usare la forza e la sa usare molto meglio di me e Nik. Non è più tempo di giocare.
Nik prova a mediare, propone di lasciare la nave più grossa in orbita, da usare solo come magazzino e fare l'esplorazione con la più maneggevole Tempesta di Ruggine, ma è subito chiaro che Juk non vuole rispettare il piano.
Nel tentativo di mettere una pezza, trovo dei volotari per dare a Juk sulla Ama Naboo almeno una parvenza di equipaggio. Io, Nik e Keki saremo come sempre sulla Tempesta di Ruggine.
Perchè ricordo così distintamente le parole di Keki, quando abbiamo preso Juk a bordo: "Ci serve un pilota, per lavorare bene la Tempesta di Ruggine ha bisogno di 4 persone".
Cosa è cambiato da allora?
Dopo aver rattoppato al meglio le nostre ferite e quelle dei wookie salvati, torniamo al punto di ritrovo con la nave ribelle. Che non c'è. Al suo posto troviamo un caccia amico, dove un pisquello pieno di buona volontà, ma privo di qualsiasi buon senso, ci da subito le coordinate giuste per ritrovare la nave-base. Le avrebbe date, probabilmente, con lo stesso entusiasmo a chiunque si fosse presentato lì, ribelle o imperiale che fosse.
Per fortuna le coordinate sono giuste e ci riuniamo alla neonata forza di opposizione all'impero. E' ancora un'accozzaglia di sbandati e sognatori che giocano a far la guerra, ma per lo meno inizia a formarsi un minimo di organizzazione. Forse, pian piano, impareranno la prudenza.
Juk, all'arrivo, sta subito male. Dice che è qualcosa che ha mangiato, ma basta annusarlo per capire ch eè qualcosa che ha bevuto. Cosa? Sulla nave, negli ultimi giorni, erano finiti gli alcolici. La mia indagine è breve. Keki ha diluito il liquido refrigerante in una soluzione non letale, il suo scopo era far star male abbastanza Juk da spingerlo verso la disintossicazione. Potrebbe anche funzionare, se si tralascia il fatto che a Juk l'intruglio è piaciuto proprio...
I primi giorni passano piacevoli. Nik addestra i nuovi ribelli, Keki inizia a lavorare alla nave, io raccolgo qua e là storie sulla Forza. Alla fine trovo il coraggio di parlare anche con Nik, lui mi racconta dei Sith, una tradizione della Forza a me ignota, ma quando gli chiedo dove ha ottenuto queste informazioni, lui ribatte che non può dirmelo. Ci rimango male. So da sempre che Nik ha dei segreti, ma speravo che fossimo arrivati ad un punto tale che essi potessero essere svelati. Evidentemente non è così.
Inizio a sentirmi irrequieta, le carte parlano di un viaggio imminente e infatti ci viene prospettata una missione: andare a cercare pezzi di ricambio in una base separatista abbandonata. Fiuto da lontano il pericolo, eppure non vedo l'ora di partire, ma...
Juk Juk dichiara fermamente di voler utilizzare la nave che abbiamo catturato, da lui ribattezzata Ama Naboo, mentre Keki è altrettanto fermamente intenzionato ad usare la Tempesta di Ruggine. Siamo in 4, le due navi presuppongono un equipaggio minimo rispettivamente di 6 e 4 membri. Eppure sono io ad essere tacitata come un'insicura che vede guai ovunque, pavida.
Forse è vero. Dall'ultima avventura qualcosa in me è cambiato. Siamo arrivati vicinissimi al disastro. Per riportare indietro tutti vivi ho superato un confine che mi ha portato in un terreno che non mi piace: ho usato la forza per far del male. A quali altri compromessi con la mia coscienza dovrò arrivare se ci cacciamo di nuovo nei guai? E poi la prima volta, il solo fatto di esserci divisi e essere su due piani diversi ha quasi causato la morte di Nik. Se una nave si trovasse in difficoltà, con un equipaggio così ridotto, l'altra arriverebbe in tempo per soccorrerla?
Keki e Juk parlano di fare a gara a trovare per primi la base abbandonata. Non capiscono che il tipo in rosso che abbiamo fatto schiantare al suolo era un pezzo grosso? Ora non abbiamo "l'impero" a cercarci, abbiamo probabilmente contro la parte dell'impero che sa usare la forza e la sa usare molto meglio di me e Nik. Non è più tempo di giocare.
Nik prova a mediare, propone di lasciare la nave più grossa in orbita, da usare solo come magazzino e fare l'esplorazione con la più maneggevole Tempesta di Ruggine, ma è subito chiaro che Juk non vuole rispettare il piano.
Nel tentativo di mettere una pezza, trovo dei volotari per dare a Juk sulla Ama Naboo almeno una parvenza di equipaggio. Io, Nik e Keki saremo come sempre sulla Tempesta di Ruggine.
Perchè ricordo così distintamente le parole di Keki, quando abbiamo preso Juk a bordo: "Ci serve un pilota, per lavorare bene la Tempesta di Ruggine ha bisogno di 4 persone".
Cosa è cambiato da allora?
lunedì 16 novembre 2009
Perversioni
Casa dei miei, a pranzo.
Papà: - Come va col gatto?
Io: - Bene, domenica gli abbiamo fatto il bagnetto, poi l'abbiamo asciugato col phoon, è stato bravissimo!
Papà: - Ma è assurdo! Come si fa a farsi schiavizzare così da un animale! Il gatto deve stare fuori a guadagnarsi il pasto, altro che coccole e bagnetti!
Sopraggiunge mamma con qualcosa in mano.
Mamma: - Guarda il nuovo cappottino che ho comprato per la cagnetta! E' così carino!
Io: - Ma avevate detto che mai e poi mai avreste preso un cappottino per cani!
Papà: - Poveretta, a poco pelo, lei, soffre tanto il freddo, povera cara. Adesso devo informarmi anche per prenderle i guantini...
Papà: - Come va col gatto?
Io: - Bene, domenica gli abbiamo fatto il bagnetto, poi l'abbiamo asciugato col phoon, è stato bravissimo!
Papà: - Ma è assurdo! Come si fa a farsi schiavizzare così da un animale! Il gatto deve stare fuori a guadagnarsi il pasto, altro che coccole e bagnetti!
Sopraggiunge mamma con qualcosa in mano.
Mamma: - Guarda il nuovo cappottino che ho comprato per la cagnetta! E' così carino!
Io: - Ma avevate detto che mai e poi mai avreste preso un cappottino per cani!
Papà: - Poveretta, a poco pelo, lei, soffre tanto il freddo, povera cara. Adesso devo informarmi anche per prenderle i guantini...
sabato 14 novembre 2009
Visioni - L'uomo che fissa le capre
" Questo film è più vero di quanto si possa immaginare", appare scritto sullo schermo all'inizio della visione. Già. Pare proprio, mi sono documentata, che tutte le cose più inverosimili tra quelle narrate siano reali.
Dopo questa precisazione, il film, però, prende la sana strada della commedia surreale.
Per caso un giornalista che si sente un fallito, viene a conoscenza di un gruppo sperimentale dell'esercito degli Stati Uniti volto a creare il "soldato Jedi", ovvero militari dotati di poteri psi. L'uomo non ci crede, ma, quando parte per l'Iraq alla ricerca di uno scoop qualsiasi, si imbatte proprio in un ex membro di questo gruppo, il Battaglione Terra, anzi, nell'unico uomo, pare, capace di uccidere una capra solo fissandola. Inizia così un'avventura surreale e tragicomica.
la materia del film era tale che facilmente poteva scapapre di mano. Il regista, esordiende, riesce però a gestire il tutto con mano ferma.
Si ride molto, guardando L'uomo che fissa le capre. Il film scivola un poco solo sul finale, incerto se continuare sulla via della farsa o inoltrarsi in quella della denuncia.
A visione ultimata rimane solo un dubbio: ma quanto male ha fatto all'america Guerre Stellari?
Voto: 7 e mezzo
PS: sulla via del ritorno io e Nik ci siamo impantanati in una discussione sul valore artistico dei film di Francis Ford Coppola. Arrivati a casa abbiamo scoperto che su Sky davano L'uomo della pioggia, che pure non è il suo film migliore. Ci ha tenuti comunque su fino all' 1.30 di notte.
Un punto per Francis Ford
Dopo questa precisazione, il film, però, prende la sana strada della commedia surreale.
Per caso un giornalista che si sente un fallito, viene a conoscenza di un gruppo sperimentale dell'esercito degli Stati Uniti volto a creare il "soldato Jedi", ovvero militari dotati di poteri psi. L'uomo non ci crede, ma, quando parte per l'Iraq alla ricerca di uno scoop qualsiasi, si imbatte proprio in un ex membro di questo gruppo, il Battaglione Terra, anzi, nell'unico uomo, pare, capace di uccidere una capra solo fissandola. Inizia così un'avventura surreale e tragicomica.
la materia del film era tale che facilmente poteva scapapre di mano. Il regista, esordiende, riesce però a gestire il tutto con mano ferma.
Si ride molto, guardando L'uomo che fissa le capre. Il film scivola un poco solo sul finale, incerto se continuare sulla via della farsa o inoltrarsi in quella della denuncia.
A visione ultimata rimane solo un dubbio: ma quanto male ha fatto all'america Guerre Stellari?
Voto: 7 e mezzo
PS: sulla via del ritorno io e Nik ci siamo impantanati in una discussione sul valore artistico dei film di Francis Ford Coppola. Arrivati a casa abbiamo scoperto che su Sky davano L'uomo della pioggia, che pure non è il suo film migliore. Ci ha tenuti comunque su fino all' 1.30 di notte.
Un punto per Francis Ford
Iscriviti a:
Post (Atom)
